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Shame

Shame

tubi Occasione perduta by tubi Thursday 2 February
Bello il titolo. Trendy l'actor protagonista. Cult il director. High l'ambientazione (una New York livida e gelida come solo Abel Ferrara). Modaiolo il tema (addiction sexuale ecc.). Ganza ancorchè ridondante la colonna sonora. Eccellenti le luci: una vera squisitezza... pare di star in un opaco videoclip dei Depeche Mode al loro meglio.
Cosa non va?
Er film. E' 'na palla. Cioè noioso, proprio.
Delitto di leso sentimentalismo: non vedi l'ora che finisca per vedere se succede qualcosa e correre a dimenticarti dei personaggi testè circolanti sullo schermo. Non ne ami nessuno... a stento provi antipatia per la sorella sfigata e pena per la collega malamente sedotta&scaricata (peggio di una puttana, come si potrà osservare). Brandon è il classico tizio ben profumato e stronzo che incroci in metro attento a giocare col blackberry (o anche no), ben vestito, superbamente pettinato e sommamente cafone, salvo con estemporanei esemplari femminili ben carrozzati. Speri sempre che inciampi e finisca sotto un vagone, o le scale mobili lo inghiottano.
Personalmente ho un problema: tempo fa vidi American Psycho... un film che credevo decente tratto da un romanzo-capolavoro feticista e disturbante. Là c'era il grande Christian Bale. Dopo aver lumato Shame (disgraziatamente in italiano: è doppiato malissimo, maledizione) American Psycho mi si è promosso a bel film e il Pat Bateman di Bale a personaggio memorabile. La stessa New York (là quella yuppiesca anni '90) upper, la stessa disinvoltura sexual-addicted (divenuta poi marchio di fabbrica di, pensa te, Sex&TheCity), le stesse assurdità subway, gli stessi loft vista-stupefacente e gli stessi uffici popolati da nullafacenti miliardari. Mancava internet ma almeno c'era l'ironia. Della regista, perchè tratteggiava il protagonista-killer come un delirante disperato coglionazzo scanzonato solo nel menù delle torture. Anche là l'amore impossibile e scombinato respinto ai margini. Però però. Al buon Bateman si poteva pure volere bene. Cioè, non a lui direttamente, sommo narcisista pezzodimerda, ma almeno al suo senso di smarrimento, di meccanicistica inutilità. E come si vestiva bene, poi!

Shame è piuttosto una lunga performance visiva. La storia di una solitudine incondivisibile, di un uomo di cui si sa solo che viene da lontano e va verso il nulla, in perfetta atonìa sentimentale. In una città crudele e cattiva? Ma non diciamo cazzate: passa un paio di mesi a Roma di questi tempi, o a Città del Messico. La città non c'entra nulla, quando uno è stronzo è stronzo, e il povero Brandon lo è completamente, per quanto annodi impeccabilmente la sciarpetta e joggi incosciente nei bassifondi del quartierone fico dove alloggia. Alloggia, perchè vivere è un'altra cosa.
Fra notti brave e pippe mattutine e videochat a orari improbabili ci si domanda come faccia ad arrivare cosciente in ufficio la mattina (un paio di strisce prima di partire?)... Però effettivamente sembra che l'unico suo compito sia il damo di compagnia del capo fedifrago, quindi è ok. Cosa provare alle sue lacrime ben mascherate dalla pioggia? Niente, assolutamente niente (laddove Bateman-Bale suscitava se non altro sorpresa e curiosità): un mero espediente narrativo.
35 anni portati malissimo (sembra fratello di Brad Pitt che ne ha 15 di più), Fassbender si gioca la carta dell'uccello in un momento della sua carriera (l'apice con il misconosciuto e tostissimo Centurion e nello Jung cronenberghiano) in cui davvero non ne aveva bisogno (molto più opportuna una potente manicure) ma l'esposizione (peraltro non una novità, vedi Hunger) di pelle nuda, due strilli e poco altro gli guadagnano una Coppa Volpi di puro, stucchevole, marketing.

Discretamente godibili le scene in metro, seppure l'immaginario collettivo voglia che qualcheduno più della ventina di persone per ogni vagone ci stia anche, in una città con 10 milioni di pendolari o roba del genere.
Deliziosi invece alcuni passaggi acustici, incastonati in una colonna sonora invasiva e rutilante: ahimè a sottolineare il carattere sgradevolmente didascalico dell'opera.
Intriganti e 70's gli onirici e asincronici minuti del balletto metrò-bar-avventuraOmo: Michael F. tace e ha l'aria sperduta...sarà mica un film di Schrader? Ah, no. Uff.

Insomma, un risultato mediocre da premesse di pregio: dimenticabile.